«Spesso un disco bloccato vale quanto un “big save”»
È Daniel Manzato l’uomo del momento, alla Resega. Il portiere bianconero, fresco di rinnovo, dichiara: «La mia più grande ambizione? Vincere il titolo con il Lugano». Oggi (19.45) il Lugano di Manzato, in trasferta, ritrova lo Zugo
Daniel Manzato, 31 anni da compiere sabato, è alla sua terza stagione a Lugano, dove ha appena rinnovato fino al 2018. (foto Crinari)
di Flavio Maddalena
Lui fa il modesto, e col paradischi devia non solo il puck ma anche qualche complimento: «Qual è il segreto che sta dietro alle nostre sei vittorie filate? Direi l’arrivo di Brunner (ha portato qualcosa in più sia sul ghiaccio che a livello di spogliatoio) e il gran lavoro della squadra in difesa». Perché dietro al filotto di successi – sei, per l’appunto – con cui il Lugano si è lanciato nell’anno nuovo c’è anche e soprattutto lui: Daniel Manzato, estremo difensore di una squadra bianconera che alle cinque sconfitte consecutive di metà dicembre ha saputo reagire alla grande. E il fatto che in tutte queste recenti vittorie (più una sconfitta) ci fosse in pista proprio “Manza” è ormai più di una semplice coincidenza. «In effetti in questo periodo mi sento davvero bene, tra i pali – ammette lo stesso diretto interessato – Provo un grandissimo piacere a scendere sul ghiaccio. E i risultati stanno arrivando, per cui... Direi che è circolo virtuoso: il sistema difensivo, nonostante le assenze, sta lavorando bene, e noi vinciamo le partite». Nessun gran segreto, in fondo.
Ti eri già sentito tanto in forma, nel corso della tua carriera?
Difficile rispondere con sicurezza (ride, ndr). Quel che so per certo è che con i due allenatori dei portieri, alla Resega, stiamo lavorando sodo da parecchio tempo. Ci vuole un po’, prima che il lavoro porti dei risultati anche in partita. Credo però che in questo periodo i frutti di tanto allenamento si stiano vedendo. Sto riuscendo ad esprimermi proprio come vorrei! Trovo inoltre che con i due allenatori dei portieri – Leo Luongo e Michael Andreasson – Elvis (Merzlikins, ndr) ed io formiamo davvero un ottima squadra. Com’è il mio rapporto con Elvis? La nostra concorrenza ci serve per migliorarci. Lui è senz’altro un buon portiere: dalla sua ha l’energia della sua giovane età, io invece posso contare su un po’ più di esperienza. In ogni caso lo trovo davvero un bel mix, per la squadra! Per tutte queste ragioni sono veramente contento di aver potuto firmare (settimana scorsa, ndr) un nuovo triennale a Lugano! Per me è importante avere al mio fianco delle persone che si occupino bene di noi portieri. E poi, qui ho l’impressione di migliorare ogni giorno...
Hai una tua filosofia, in quanto portiere?
Sotto il profilo tecnico, naturalmente, sono molti gli aspetti su cui lavori. La ricetta perfetta secondo me sta nel riuscire mantenere la massima semplicità. Cioè: eseguire pochi movimenti, ma farli il meglio possibile. È questa la chiave: essere molto strutturati nel proprio gioco, e molto calmi soprattutto: un portiere deve sempre saper analizzare alla perfezione ciò che accade sul ghiaccio. Altrimenti, non ho grandi “riti”. Prima delle partite è importante mangiare in modo sano, dormire bene, fare un buon stretching. Cose semplici, che con gli anni entrano a far parte della tua routine di vita. Così quando arriva il giorno della partita, personalmente sono sempre abbastanza tranquillo. Se ho un modello? Dico Jonas Hiller, un esempio per tutti i portieri svizzeri, per come gioca e per come ha costruito la sua carriera.
Quali sono i giocatori che ti creano più grattacapi, da affrontare?
In allenamento senz’altro i nostri Linus e Fredrik (Klasen e Pettersson, ndr): trovo molto difficile leggere i loro movimenti, e immagino lo sia ancora di più per un portiere che non li segua da vicino ogni giorno. Se penso alle altre squadre, invece, direi Paulsson del Davos e Santala del Kloten. Quando li affronto mi dico: “Mantieni la pazienza, rimani sempre all’erta”. Nello Zugo, nostro ultimo e prossimo avversario, tengo invece particolarmente d’occhio Suri – che conosco molto bene per averci giocato assieme a Rapperswil e in nazionale – e Bouchard.
Sapresti ricordare il tuo miglior “big save”?
È complicato da dire. Quando scendo sul ghiaccio cerco sempre di mantenere il controllo della partita. E se si compie un “big save”, spesso significa che appena prima qualcosa era sfuggito al nostro controllo. Per questo, per me tante volte un disco ben fermato con il corpo vale tanto quando una parata spettacolare, perché significa che ho fatto un buon lavoro di lettura. Detto ciò, ricordo una parata particolare in cui ho fermato un disco già dietro la mia schiena, in occasione di un rigore della Germania alla Deutschland Cup 2013. Poi vincemmo, quindi lo ricordo ancor più volentieri.
La partita ideale di Daniel Manzato è fatta di tanti o pochi tiri verso la porta?
In effetti, nell’hockey esistono entrambe le situazioni, con dei pro e dei contro. Da un lato se sei “bombardato” rimani costantemente in azione ma il lavoro è molto, dall’altro se non sei impegnato è più difficile mantenere la concentrazione. Io cerco sempre di divertirmi in tutte le situazioni di gioco. È così da sempre, sin quando da piccolo mi sono innamorato di questo ruolo cedendo al fascino dell’equipaggiamento: gambali, guantoni, maschera... Per quello un giorno così mi dissi: “Voglio provare a fare il portiere, da grande”. Ed eccomi qua. Sono soddisfatto di quanto ho saputo realizzare, finora. La mia più grande ambizione? Vincere il titolo, con il Lugano.
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