Non ho detto questo. Dico solo che l'analisi della partita di ieri non mi sembra così fuori luogowyoming ha scritto:siamo sulla buona strada. Bisogna insistere che prima o poi "le cose cominceranno a girare".
Media: commenti e notizie
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Pat Bateman
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Re: Media: commenti e notizie
Re: Media: commenti e notizie
Qualcuno all'allenamento odierno? Notizie in merito?
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Re: Media: commenti e notizie
Non so se qualcuno l'ha già segnalato ma andando indietro nei messaggi non mi sembra.
Avete visto il post sulla pagina FB ufficiale del Lugano dopo la partita di ieri? Purtroppo/per fortuna l'hanno rimosso dopo la valanga di insulti che gli sono arrivati, ma ho lo screenshot a disposizione.
Avete visto il post sulla pagina FB ufficiale del Lugano dopo la partita di ieri? Purtroppo/per fortuna l'hanno rimosso dopo la valanga di insulti che gli sono arrivati, ma ho lo screenshot a disposizione.
L'intelligenza sulla terra è costante. La popolazione in aumento.
Re: Media: commenti e notizie
Se vai nel topic della Vicky trovi la discussione anche su quello...
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Re: Media: commenti e notizie
visto adesso, grazie mille!Lord Burg ha scritto:Se vai nel topic della Vicky trovi la discussione anche su quello...
L'intelligenza sulla terra è costante. La popolazione in aumento.
Re: Media: commenti e notizie
Forse per una volta vale la pena guardare fuorigioco, Roland in studio.
http://www.ticinonews.ch/sport/254530/l ... fuorigioco
http://www.ticinonews.ch/sport/254530/l ... fuorigioco
Re: Media: commenti e notizie
Mi piacerebbe se tornasse Beat Kauffmann almeno nel CA al posto dello sponsor dei leventina.
Re: Media: commenti e notizie
Lord Burg ha scritto:Forse per una volta vale la pena guardare fuorigioco, Roland in studio.
http://www.ticinonews.ch/sport/254530/l ... fuorigioco
Mi sbagliavo. Trasmissione abbastanza di merda.
Solo 30 secondi sul futuro allenatore.
Inoltre il resto della trasmissione mi sembra che gli ospiti molto arrogantemente cercavano di attaccare tutto quello che trovavano, mentre il Roland cercava di fare il contrario. Anzi, in certi momenti da come difendeva Fischer sembrava che non l'aveva neanche licenziato.
Re: Media: commenti e notizie
Personalmente ho capito una cosa dalla puntata di stasera: tra tutti i licenziamenti che ci sono stati, questo è forse l'unico fatto veramente per il bene della squadra, e per la prima volta ho sentito dire dall'Antonini una cosa giusta, Fischer da autorevole è diventato autoritario e così facendo si è tirato la zappa sui piedi da solo.
Re: Media: commenti e notizie
Bella analisi oggi di Viglezio sul CdT
Tutti sicuri che la colpa sia solo sua?
«Così non si può più andare avanti», titolavamo mercoledì sul nostro giornale all’indomani della sconcertante prestazione del Lugano a Davos. Detto, fatto. Da ieri mattina Patrick Fischer non è più l’allenatore dei bianconeri: alla luce delle difficoltà accusate dalla squadra in questa prima parte di stagione – e soprattutto del desolante ultimo posto in classifica – la dirigenza ha preso la decisione più drastica. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno: la grave crisi mentale, di gioco e di risultati imponeva alla società misure concrete e da che mondo è mondo negli sport di squadra a pagare il prezzo più alto è sempre la guida tecnica. E chiunque abbia visto all’opera il Lugano in queste ultime settimane, specialmente in trasferta, non può permettersi di criticare una mossa che getta comunque un’ulteriore ombra sull’immagine di un club «trita-allenatori» – soprattutto dopo il prolungamento del contratto non più tardi di un mese e mezzo fa – che proprio non riesce a trovare la necessaria serenità per tornare a recitare un ruolo di primo piano nel panorama dell’hockey svizzero. Fischer ha fallito, l’evidenza è sotto gli occhi di tutti, ma quelli che in questi giorni ne hanno chiesto la testa a gran voce sono probabilmente gli stessi che fino a pochi mesi fa ne lodavano la schiettezza, le decisioni drastiche e la capacità di aver riportato l’entusiasmo alla Resega, dove il pubblico era tornato a divertirsi come non succedeva da tempo. Paradossalmente le principali qualità dell’ormai ex coach bianconero si sono trasformate in un’arma a doppio taglio. Uomo e tecnico senza mezze misure, nel primo vero momento di difficoltà dall’inizio della sua avventura su una panchina storicamente bollente, Patrick Fischer si è irrigidito sulle sue posizioni ed ha progressivamente perso il controllo della situazione, andando sempre più in confusione. E con lui nel pallone ci è finito anche il gruppo. I gesti eclatanti – come i castighi a Linus Klasen e a Damien Brunner, quest’ultimo relegato in panchina due volte in pochi giorni per errori commessi sul ghiaccio – si sono in fin dei conti rivelati controproducenti, perché hanno contribuito a diminuire ulteriormente la fiducia di un gruppo di base mentalmente fragilissimo. Di conseguenza la squadra non è più stata in grado di esprimere, soprattutto in trasferta, un gioco accettabile. L’inesperienza ha sicuramente pure giocato un ruolo importante e non tutti hanno capito l’ambizione e l’incredibile motivazione dell’allenatore, spesso a torto scambiate per spocchia ed arroganza. Un tecnico sicuro di se stesso – un pregio, in un contesto contraddistinto da una pressione schiacciante – ma molto giovane avrebbe però avuto bisogno di un supporto maggiore. Da parte dei giocatori, in particolare. La squadra non avrà remato contro, ma nemmeno si è dannata l’anima per rialzare la testa. Un esempio su tutti: dall’inizio del campionato l’irritante Linus Klasen ha consumato più energie a tenere il muso perché separato dall’amicone Fredrik Pettersson che a impegnarsi in pista. La prestazione dello svedese a Davos è stata semplicemente inaccettabile, ma il discorso torna inevitabilmente al punto di partenza. È molto più semplice separarsi da un allenatore che da una (presunta) stella. E che dire di Roland Habisreutinger, l’architetto della squadra nelle sue mansioni di direttore sportivo? Da quando è arrivato in Ticino il Lugano non è stato in grado di cavare un ragno dal buco, ma la sua scrivania non ha mai traballato, anche se ha perlomeno avuto la decenza di dichiararsi responsabile della situazione in cui è andato a cacciarsi il Lugano. Sicuri, allora, che la colpa delle magagne bianconere sia tutta da addebitare a Patrick Fischer? In un mondo che va a mille all’ora l’ex tecnico appartiene già al passato e da oggi scatterà, inevitabile, il toto-allenatore. Sarà interessante osservare se il club punterà su un coach di scuola europea, dando continuità al progetto iniziato due anni fa, o se deciderà di voltare pagina affidandosi alle cure di un nordamericano. L’augurio – la speranza è l’ultima a morire – è che finalmente alla Resega possa arrivare l’uomo giusto. Al di là del curriculum e del palmarès, l’impressione è comunque che a questa squadra, più che un allenatore, servirebbe uno psicologo. Uno bravo, però.

Tutti sicuri che la colpa sia solo sua?
«Così non si può più andare avanti», titolavamo mercoledì sul nostro giornale all’indomani della sconcertante prestazione del Lugano a Davos. Detto, fatto. Da ieri mattina Patrick Fischer non è più l’allenatore dei bianconeri: alla luce delle difficoltà accusate dalla squadra in questa prima parte di stagione – e soprattutto del desolante ultimo posto in classifica – la dirigenza ha preso la decisione più drastica. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno: la grave crisi mentale, di gioco e di risultati imponeva alla società misure concrete e da che mondo è mondo negli sport di squadra a pagare il prezzo più alto è sempre la guida tecnica. E chiunque abbia visto all’opera il Lugano in queste ultime settimane, specialmente in trasferta, non può permettersi di criticare una mossa che getta comunque un’ulteriore ombra sull’immagine di un club «trita-allenatori» – soprattutto dopo il prolungamento del contratto non più tardi di un mese e mezzo fa – che proprio non riesce a trovare la necessaria serenità per tornare a recitare un ruolo di primo piano nel panorama dell’hockey svizzero. Fischer ha fallito, l’evidenza è sotto gli occhi di tutti, ma quelli che in questi giorni ne hanno chiesto la testa a gran voce sono probabilmente gli stessi che fino a pochi mesi fa ne lodavano la schiettezza, le decisioni drastiche e la capacità di aver riportato l’entusiasmo alla Resega, dove il pubblico era tornato a divertirsi come non succedeva da tempo. Paradossalmente le principali qualità dell’ormai ex coach bianconero si sono trasformate in un’arma a doppio taglio. Uomo e tecnico senza mezze misure, nel primo vero momento di difficoltà dall’inizio della sua avventura su una panchina storicamente bollente, Patrick Fischer si è irrigidito sulle sue posizioni ed ha progressivamente perso il controllo della situazione, andando sempre più in confusione. E con lui nel pallone ci è finito anche il gruppo. I gesti eclatanti – come i castighi a Linus Klasen e a Damien Brunner, quest’ultimo relegato in panchina due volte in pochi giorni per errori commessi sul ghiaccio – si sono in fin dei conti rivelati controproducenti, perché hanno contribuito a diminuire ulteriormente la fiducia di un gruppo di base mentalmente fragilissimo. Di conseguenza la squadra non è più stata in grado di esprimere, soprattutto in trasferta, un gioco accettabile. L’inesperienza ha sicuramente pure giocato un ruolo importante e non tutti hanno capito l’ambizione e l’incredibile motivazione dell’allenatore, spesso a torto scambiate per spocchia ed arroganza. Un tecnico sicuro di se stesso – un pregio, in un contesto contraddistinto da una pressione schiacciante – ma molto giovane avrebbe però avuto bisogno di un supporto maggiore. Da parte dei giocatori, in particolare. La squadra non avrà remato contro, ma nemmeno si è dannata l’anima per rialzare la testa. Un esempio su tutti: dall’inizio del campionato l’irritante Linus Klasen ha consumato più energie a tenere il muso perché separato dall’amicone Fredrik Pettersson che a impegnarsi in pista. La prestazione dello svedese a Davos è stata semplicemente inaccettabile, ma il discorso torna inevitabilmente al punto di partenza. È molto più semplice separarsi da un allenatore che da una (presunta) stella. E che dire di Roland Habisreutinger, l’architetto della squadra nelle sue mansioni di direttore sportivo? Da quando è arrivato in Ticino il Lugano non è stato in grado di cavare un ragno dal buco, ma la sua scrivania non ha mai traballato, anche se ha perlomeno avuto la decenza di dichiararsi responsabile della situazione in cui è andato a cacciarsi il Lugano. Sicuri, allora, che la colpa delle magagne bianconere sia tutta da addebitare a Patrick Fischer? In un mondo che va a mille all’ora l’ex tecnico appartiene già al passato e da oggi scatterà, inevitabile, il toto-allenatore. Sarà interessante osservare se il club punterà su un coach di scuola europea, dando continuità al progetto iniziato due anni fa, o se deciderà di voltare pagina affidandosi alle cure di un nordamericano. L’augurio – la speranza è l’ultima a morire – è che finalmente alla Resega possa arrivare l’uomo giusto. Al di là del curriculum e del palmarès, l’impressione è comunque che a questa squadra, più che un allenatore, servirebbe uno psicologo. Uno bravo, però.
#RIDATECI-IL-NOSTRO-LUGANO!!