Posto il commento del CdT...
...il primo qua dentro che osa affermare che siamo i "soliti piangina ticinesi"... se ne guardi bene
Potrà essere un caso (?)... potrà non trattarsi di malafede (?)... potrà che Tobias Wehrli e Marc Wiegand avevano il ciclo... ma signori miei, io sono veramente SCHI-FA-TA da quello a cui ho dovuto assistere ieri sera
N.B.: i due fenomeni si sono presi anche un "ghiacciolo" con il seguente commento:
Un arbitraggio così fantasioso lo abbiamo visto raramente. Un vero e proprio disastro.
Hockey All’Hallenstadion non si può giocare
Dopo quaranta minuti nove penalità contro il Lugano, una per i Lions: per lo Zurigo diventa tutto facile Coach Greg Ireland: «Non tocca a me parlare degli arbitri, lo faranno altri, ma all’interno sto bruciando»
Zurigo Avrebbe potuto e dovuto essere una bella partita di hockey, tra due squadre forti e in cerca di riscatto dopo le rispettive sconfitte subite martedì. Ci sarebbe piaciuto assistere ad una sfida vera ed invece ci è toccato guardare una sorta di allenamento tra il power-play degli ZSC Lions e il box-play del Lugano. Già, perché dopo una decina di minuti divertenti ed equilibrati, gli arbitri Tobias Wehrli e Marc Wiegand hanno deciso di diventare i protagonisti dell’incontro. È sempre poco elegante – un alibi troppo semplice – attribuire ai fischietti la colpa per una sconfitta, ma la fiscalità dei direttori di gara nel sanzionare gli interventi dei bianconeri all’Hallenstadion ha dell’incredibile. I due, andando contro lo spirito del gioco, hanno insomma rovinato lo spettacolo. Alla fine del periodo centrale erano nove le penalità minori contro il Lugano, alle quali vanno agginuti i dieci minuti affibbiati a Gregory Hofmann, la penalità di partita rimediata sulla seconda sirena per proteste da Greg Ireland e un rigore. Poi nel terzo tempo, a giochi ampiamente chiusi, gli arbitri hanno cominciato a spedire in panchina solo giocatori degli ZSC Lions. Il festival degli orrori. «Non tocca a me – afferma Ireland – parlare degli arbitri. Lo farà chi di dovere. Io devo impedire che i miei giocatori finiscano troppo spesso in panchina. Sono troppo diplomatico? Sì, devo esserlo perché non voglio cercare scuse,
ma vi assicuro che all’interno sto bruciando. Ho subito una penalità di partita mentre stavo parlando con Alessandro Chiesa: per favore, non fatemi commentare oltre. Sulla partita in fondo c’è poco da dire: così tante penalità tolgono le energie necessarie».
Non si lamenta di certo lo Zurigo, tornato al successo dopo la rocambolesca battuta d’arresto a Langnau, mentre il Lugano fa rientro in Ticino con tanta rabbia in corpo,un pugno di mosche in mano e la seconda sconfitta consecutiva in pochi giorni.
I Lions hanno insomma avuto vita troppo facile: gente come il «grande ex» Fredrik Pettersson, l’esperto Kevin Klein o Robert Nilsson raramente falliscono con l’uomo in più sul ghiaccio.
Tre delle quattro reti zurighesi sono arrivate in power-play, con un Lugano sempre più sulle ginocchia dal punto di vista fisico per gli sforzi profusi in inferiorità numerica. Una bomba di Pettersson, due reti di Klein e un preciso tiro di Inti Pestoni hanno deciso un duello che di fatto non è mai iniziato. Certo, ad inizio del periodo centrale il gol del pareggio di Linus Klasen ha illuso il Lugano, ma nel contesto generale della serata è stato un fuoco di paglia. Che poi per qualche misterioso motivo il Lugano da un paio di partite non sia più quello capace di inanellare un filotto di sei vittorie consecutive è una constatazione che va comunque fatta. I bianconeri hanno parzialmente perso la lucidità delle ultime settimane, in fase difensiva come in quella offensiva. Ma questa è un’altra storia.