Maxim Lapierre
Moderatore: Thor41
Re: Maxim Lapierre
Ero convinto che dopo la seconda di 10 minuti si salta una partita
- nylanderfan
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Re: Maxim Lapierre
mi sa' tanto che l'efffetto lapierre sia finito.
Re: Maxim Lapierre
Sorprenderà ancora tutti.
Re: Maxim Lapierre
Lettera a pagina 41 del corriere:
Nicola Gianini* Penso non sia quello dell'ambrì
l’opinione
Le provocazioni argute di Lapierre
Uno dei giocatori che maggiormente sta caratterizzando i play-offs hockeystici è, senza dubbio, il neo bianconero Maxim Lapierre che, a suon di provocazioni, si sta imponendo come uno degli elementi più significativi di questo finale di campionato. Una sorta di baroudeur, di elemento che si sacrifica per la squadra con un gioco «sporco» e fisico. Un ruolo, il suo, ben conosciuto, tant’è che in ogni team vi sono elementi che si affiancano agli artisti, ai creativi, per imprimere una maggior forza d’urto.
Ma in Lapierre vi è un qualcosa che sfugge alla definizione classica di lottatore, di provocatore. La sua arguzia va infatti oltre la semplice istigazione: potrebbe sembrare un controsenso in termini, ma il suo agire sembra calcolato con una precisione quasi chirurgica. Muscoli usati con testa. O meglio, con il sorriso.
Non è il gioco intimidatorio al quale, ahimé, alcuni atleti ci hanno abituati sulle nostre piste. Giocatori, va detto, dai quali c’è davvero d’aver paura, visto che nella loro foga hanno più volte provocato anche ferimenti gravi. Ma il suo non è nemmeno l’atteggiamento ingrugnito di coloro che «scenderemo in pista con il coltello fra i denti». Lapierre è altro.
È mosso da una non comune capacità di leggere le situazioni di un match, le alchimie della squadra avversaria, di coglierne gli umori, di influenzarli e di indirizzarli a favore del proprio team. Sa distogliere l’avversario dal proprio game plan, imbrigliandolo in una sorta di confusione emotiva. Un po’ come un insetto che cade nella tela del ragno o un topolino che cerca di sfuggire ad un gatto.
È evidente che il suo stile di gioco è l’esito di un lavoro costante e accurato, sviluppatosi in anni di allenamenti e partite. Di consigli ricevuti e di un onesto confronto con la realtà. Non siamo certo in presenza di un testa calda, di uno che ringhia addosso all’avversario finendo per sfinire prima di tutto sé stesso.
Ma il fatto veramente curioso nel suo stile è l’apparente scientificità che sa adottare. E proprio per questo sembra essere interpretabile proprio in una prospettiva scientifica. La sua modalità comunicativa con i giocatori delle squadre avversarie ricorda infatti molto la teoria etologica del « principio dell’handicap » proposta dal biologo istraelinao Amotz Zahavi a metà degli anni ‘70. Secondo tale teoria una comportamento animale per essere efficace dev’essere costoso dal punto di vista delle energie spese dal soggetto.
L’esempio classico è quello dello stotting (il saltellare delle gazzelle in presenza di predatori): più una preda mostra al potenziale predatore di avere energie da sprecare facendo gesti apparentemente inutili, minori sono le probabilità di essere catturato.
Questo perché l’esibizione di forza ed energia scoraggia il predatore: meglio indirizzare l’attenzione ad un animale più debole e meno in forze. Un atteggiamento che destabilizza il predatore, lo disorienta e lo fa desistere dai suoi intenti offensivi. L’ostentazione della preda è mirata, espressa con una tempistica calcolata con estrema precisione. Più di recente altri studiosi hanno ripreso questa teoria tendando di applicarla anche all’essere umano. Ed è così che il biologo americano Jared Diamond (noto al grande pubblico per il libro «Il terzo scimpanzé») ha interpretato alcuni comportamenti dell’essere umano (come ad esempio il bungee jumping) come espressione di tale teoria del comportamento.
Vedere Maxim Lapierre all’opera fa pensare proprio a questa strategia evolutiva: il suo sguardo guascone, i sorrisi provocatori, il body language deciso e sicuro ma mai grezzo o volgare, ci fanno pensare a comportamenti che hanno l’obiettivo di mostrare all’avversario la propria forza in modo mirato e ostentato: ti provoco, ti mostro la mia forza per destabilizzare la tua strategia di gioco. Il tutto con mirabile precisione. Un atteggiamento che va a definire un quadro adattivo sviluppato con la chiara consapevolezza di cosa questo atteggiamento può produrre in termini di destabilizzazione emozionale dell’avversario. E quindi la partita si sposta anche sulla capacità di gestire tali provocazioni.
Vi è sempre una forte relazione logica tra ciò che egli esprime provocando e il senso di forza della squadra.
L’apparente stravaganza di Lapierre è a ben guardare il segno di una maturità espressiva notevole, con cui calibrare modalità comunicative efficaci e performative. Chissà se Maxim ha letto «Il principio dell’handicap ». Probabilmente no, eppure il suo è un caso che farebbe la gioia di molti scienziati.
Nicola Gianini* Penso non sia quello dell'ambrì
l’opinione
Le provocazioni argute di Lapierre
Uno dei giocatori che maggiormente sta caratterizzando i play-offs hockeystici è, senza dubbio, il neo bianconero Maxim Lapierre che, a suon di provocazioni, si sta imponendo come uno degli elementi più significativi di questo finale di campionato. Una sorta di baroudeur, di elemento che si sacrifica per la squadra con un gioco «sporco» e fisico. Un ruolo, il suo, ben conosciuto, tant’è che in ogni team vi sono elementi che si affiancano agli artisti, ai creativi, per imprimere una maggior forza d’urto.
Ma in Lapierre vi è un qualcosa che sfugge alla definizione classica di lottatore, di provocatore. La sua arguzia va infatti oltre la semplice istigazione: potrebbe sembrare un controsenso in termini, ma il suo agire sembra calcolato con una precisione quasi chirurgica. Muscoli usati con testa. O meglio, con il sorriso.
Non è il gioco intimidatorio al quale, ahimé, alcuni atleti ci hanno abituati sulle nostre piste. Giocatori, va detto, dai quali c’è davvero d’aver paura, visto che nella loro foga hanno più volte provocato anche ferimenti gravi. Ma il suo non è nemmeno l’atteggiamento ingrugnito di coloro che «scenderemo in pista con il coltello fra i denti». Lapierre è altro.
È mosso da una non comune capacità di leggere le situazioni di un match, le alchimie della squadra avversaria, di coglierne gli umori, di influenzarli e di indirizzarli a favore del proprio team. Sa distogliere l’avversario dal proprio game plan, imbrigliandolo in una sorta di confusione emotiva. Un po’ come un insetto che cade nella tela del ragno o un topolino che cerca di sfuggire ad un gatto.
È evidente che il suo stile di gioco è l’esito di un lavoro costante e accurato, sviluppatosi in anni di allenamenti e partite. Di consigli ricevuti e di un onesto confronto con la realtà. Non siamo certo in presenza di un testa calda, di uno che ringhia addosso all’avversario finendo per sfinire prima di tutto sé stesso.
Ma il fatto veramente curioso nel suo stile è l’apparente scientificità che sa adottare. E proprio per questo sembra essere interpretabile proprio in una prospettiva scientifica. La sua modalità comunicativa con i giocatori delle squadre avversarie ricorda infatti molto la teoria etologica del « principio dell’handicap » proposta dal biologo istraelinao Amotz Zahavi a metà degli anni ‘70. Secondo tale teoria una comportamento animale per essere efficace dev’essere costoso dal punto di vista delle energie spese dal soggetto.
L’esempio classico è quello dello stotting (il saltellare delle gazzelle in presenza di predatori): più una preda mostra al potenziale predatore di avere energie da sprecare facendo gesti apparentemente inutili, minori sono le probabilità di essere catturato.
Questo perché l’esibizione di forza ed energia scoraggia il predatore: meglio indirizzare l’attenzione ad un animale più debole e meno in forze. Un atteggiamento che destabilizza il predatore, lo disorienta e lo fa desistere dai suoi intenti offensivi. L’ostentazione della preda è mirata, espressa con una tempistica calcolata con estrema precisione. Più di recente altri studiosi hanno ripreso questa teoria tendando di applicarla anche all’essere umano. Ed è così che il biologo americano Jared Diamond (noto al grande pubblico per il libro «Il terzo scimpanzé») ha interpretato alcuni comportamenti dell’essere umano (come ad esempio il bungee jumping) come espressione di tale teoria del comportamento.
Vedere Maxim Lapierre all’opera fa pensare proprio a questa strategia evolutiva: il suo sguardo guascone, i sorrisi provocatori, il body language deciso e sicuro ma mai grezzo o volgare, ci fanno pensare a comportamenti che hanno l’obiettivo di mostrare all’avversario la propria forza in modo mirato e ostentato: ti provoco, ti mostro la mia forza per destabilizzare la tua strategia di gioco. Il tutto con mirabile precisione. Un atteggiamento che va a definire un quadro adattivo sviluppato con la chiara consapevolezza di cosa questo atteggiamento può produrre in termini di destabilizzazione emozionale dell’avversario. E quindi la partita si sposta anche sulla capacità di gestire tali provocazioni.
Vi è sempre una forte relazione logica tra ciò che egli esprime provocando e il senso di forza della squadra.
L’apparente stravaganza di Lapierre è a ben guardare il segno di una maturità espressiva notevole, con cui calibrare modalità comunicative efficaci e performative. Chissà se Maxim ha letto «Il principio dell’handicap ». Probabilmente no, eppure il suo è un caso che farebbe la gioia di molti scienziati.
- nylanderfan
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- Iscritto il: 25 ago 2010, 11:29
- Località: Savosa, Switzerland
Re: Maxim Lapierre
Lettera stupenda! Anche io ho sempre pensato che le strategia di Lapierre siano in fondo freddamente scientifiche.
“It gives me a migraine headache - Thinking down to your level”
(Megadeth – “Sweating Bullets”)
(Megadeth – “Sweating Bullets”)
Re: Maxim Lapierre
Mi sembrava di aver già sentito quel nome...
http://www.cdt.ch/files/docs/f57cbdecb6 ... 419630.pdf
...ecco dunque spiegati i contenuti del suo scritto
http://www.cdt.ch/files/docs/f57cbdecb6 ... 419630.pdf
...ecco dunque spiegati i contenuti del suo scritto
#RIDATECI-IL-NOSTRO-LUGANO!!
Re: Maxim Lapierre
Bella e interessante lettera.
In ogni caso Lapierre mi sembra che le ultime 2 partite si sia un po spento... Spero che anche questo sia fatto apposta, magari per far sentire i ginevrini un po' più al sicuro.
In ogni caso Lapierre mi sembra che le ultime 2 partite si sia un po spento... Spero che anche questo sia fatto apposta, magari per far sentire i ginevrini un po' più al sicuro.
