Se questi ci mettono i soldi "ta se a post". Uno pensa ai suoi affari oltre che in città anche al San Bernardino, uno alla sua lodge e l'altro alla SAM pallacanestro.Oltre_Gottardo ha scritto: 7 gen 2025, 18:22chi dice che la Vicky è la proprietaria dell'HCL? ufficialmente è solo il presidente... L'unica cosa abbastanza certa è che la famiglia ogni anno copre un buco finanziario, ma anche qui non sappiamo di quanto stiamo parlando.veterano ha scritto: 7 gen 2025, 17:03Giusto!Thor41 ha scritto: 6 gen 2025, 21:25 Eh sì, ha messo l’accento su un punto gravissimo che è l’apatia del pueblo. Negli ultimi anni ne abbiamo viste di tutti i colori, abbiamo resistito fin troppo convinti in un cambio di atteggiamento da parte di chi gestisce, e ora la misura è colma. A me di ieri ha colpito come l’infortunio di Joly sia passato in sordina: nessun applauso intanto che lo portavano fuori, mi spiace per lui ma è la situazione attuale a Lugano, con la gente che viene ma non c’è. Come tutto il resto d’altronde.
c'é chi reagisce così e chi come me si ü ridotto a fregarsene del tutto e boicottare la Resega.
Mi tirerò le ire di tutti voi, ma personalmente quasi auspico le sconfitte ad ogni partita nell'attesa e nella speranza che scoppi la vera rivoluzione societaria!
Sono esausto e stufo di sentire ad ogni casuale vittoria, che tira aria nuova, che c'é reazione,....
Torno a dire che secondo me la Vicky DEVE abbandonare la presidenza e fare la proprietaria e basta!!!... senza ingerenze nel CdA o quanto basta per tutelare il proprio investimento.
Nominare un presidente e CEO lontani dagli interessi della famiglia.
Il resto del CdA con persone forti a livello politico e manageriale con competenze comprovate.... e sempre lontani dalla famiglia.
Rivedere l'assetto e la strategia dell'aministrazione, del settore tecnico e della sezione giovanile, che anch'essa non se la passa per niente bene!
scusate lo sfogo ma sono disgustato.
Quindi cosa le dà il diritto di essere così intoccabile? In questo senso a Lugano c'è sempre stata una mancanza di trasparenza e quindi molti malintesi.
Se sono vere le voci che Artioli-Gehri-Regazzi da tempo vogliono mettere soldi nel club, mi chiedo: chi glielo impedisce?
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Re: Media: commenti e notizie
Io sono completamente d'accordo con tutto ciò che dici, spero anche io nella disfatta totale, solo così potranno (forse) cambiare le cose. A sto punto "forza Bienne", facci del male !veterano ha scritto: 7 gen 2025, 17:03Giusto!Thor41 ha scritto: 6 gen 2025, 21:25 Eh sì, ha messo l’accento su un punto gravissimo che è l’apatia del pueblo. Negli ultimi anni ne abbiamo viste di tutti i colori, abbiamo resistito fin troppo convinti in un cambio di atteggiamento da parte di chi gestisce, e ora la misura è colma. A me di ieri ha colpito come l’infortunio di Joly sia passato in sordina: nessun applauso intanto che lo portavano fuori, mi spiace per lui ma è la situazione attuale a Lugano, con la gente che viene ma non c’è. Come tutto il resto d’altronde.
c'é chi reagisce così e chi come me si ü ridotto a fregarsene del tutto e boicottare la Resega.
Mi tirerò le ire di tutti voi, ma personalmente quasi auspico le sconfitte ad ogni partita nell'attesa e nella speranza che scoppi la vera rivoluzione societaria!
Sono esausto e stufo di sentire ad ogni casuale vittoria, che tira aria nuova, che c'é reazione,....
Torno a dire che secondo me la Vicky DEVE abbandonare la presidenza e fare la proprietaria e basta!!!... senza ingerenze nel CdA o quanto basta per tutelare il proprio investimento.
Nominare un presidente e CEO lontani dagli interessi della famiglia.
Il resto del CdA con persone forti a livello politico e manageriale con competenze comprovate.... e sempre lontani dalla famiglia.
Rivedere l'assetto e la strategia dell'aministrazione, del settore tecnico e della sezione giovanile, che anch'essa non se la passa per niente bene!
scusate lo sfogo ma sono disgustato.
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Re: Media: commenti e notizie
Che brutta gente che gira a Teleticino
L'intelligenza sulla terra è costante. La popolazione in aumento.
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Re: Media: commenti e notizie
L’ennesima rivoluzione bianconera è dunque servita. Exit Luca Gianinazzi ed i suoi assistenti, exit il direttore sportivo Hnat Domenichelli. Il Lugano, ancora una volta, riparte da zero. Senza peraltro ancora sapere – piccolo dettaglio – da chi intende ripartire. La decisione era ormai inevitabile, dopo quasi quattro mesi di un calvario senza fine. Anzi, è arrivata con colpevole ritardo. E a pagare il prezzo più alto di questi tentennamenti è proprio il Giana. Confrontato ad una situazione più grande di lui e gravemente penalizzato da una mancanza di esperienza a questi livelli, nel primo vero momento difficile della sua carriera il giovane tecnico ticinese è andato vieppiù in confusione. Anche lui ne ha insomma combinate di cotte e di crude, ma non si può scalare l’Everest senza aver prima domato vette più dolci.
La responsabilità principale è allora di chi ha pensato bene di portare un cambio di mentalità rispetto al passato affidando le sorti di una delle società sportive più ingestibili della Svizzera a un ragazzo gettato dall’aereo bianconero senza paracadute. Fanno purtroppo a pugni con la realtà, i «ci dispiace molto» pronunciati oggi dai vertici bianconeri. Che per orgoglio personale non hanno voluto guardare in faccia la realtà e hanno così bruciato – sì, bruciato – la carriera di un tecnico promettente, cresciuto in casa, serio e pieno di buona volontà. Bisognava pensarci prima, quando tutti avevano già capito come sarebbe andata a finire. Un tecnico che oggi si ritrova senza lavoro, mentre chi da anni non riesce a dare un senso logico ad un progetto che di fatto non esiste, si trova ancora comodamente seduto nella stanza dei bottoni. Complimenti vivissimi. Un Gianinazzi, al contrario di ciò che asserisce la dirigenza, lasciato totalmente solo anche nei rapporti verso l’esterno: guarda caso, solo dopo il successo nell’ultimo derby i vertici del club si erano ripresentati davanti a telecamere e taccuini. Con un sorriso che nemmeno la vittoria contro l’Ambrì Piotta poteva minimamente giustificare. Domenichelli, dal canto suo, non vedeva l’ora di levare le tende. Sì, il Giana è davvero stato il suo ultimo allenatore e come il coach anche l’ormai ex direttore sportivo paga rapporti di forza (o di convenienza…) ai piani alti che vanno ben al di là dei tanti – troppi – acquisti totalmente sbagliati.
Quello del Lugano non è insomma un fallimento sportivo, legato a risultati non all’altezza del blasone e delle ambizioni del club. No, è un fallimento a livello di strategia, di politica, di visione e di comunicazione da parte della società. Ed è ben più grave. Anzi gravissimo. Alla Cornèr Arena passano gli allenatori, i direttori sportivi e i giocatori, ma i problemi rimangono gli stessi. Anzi, peggiorano, in quella che può essere considerata la stagione bianconera più disastrata dell’era playoff. Una ragione ci sarà pure, no? In questo senso anche nella conferenza stampa che ha ufficializzato le separazioni da Gianinazzi e Domenichelli, l’attuale dirigenza ha evidenziato un’inadeguatezza e una lontananza dalla realtà che non possono non preoccupare per le future sfide alle quali sarà confrontato il Lugano in un panorama hockeistico nazionale sempre più complesso.
L’autocritica, come sempre, è rimandata a fine stagione. Troppo facile e poco corretto nei confronti del popolo bianconero e degli sponsor. E l’unico mea culpa del CEO Marco Werder – «Abbiamo spinto i giocatori ad andare fin troppo d’accordo tra di loro» – fa decisamente sorridere. Alla Cornèr Arena per ora si difende ad oltranza la scelta Gianinazzi: si preferisce puntare il dito su una piazza troppo esigente, sui media, sugli infortuni, sul fatto che comunque il Lugano non faccia i playout dal lontano 2011. Una forma mentis che non porta da nessuna parte. E che apre un quesito fondamentale sulla gestione di un club che non riesce a liberarsi – o a staccarsi – da un tipo di organizzazione e di filosofia ormai anacronistiche. Servirebbe un cambio di mentalità – come si è fatto a poche centinaia di metri di distanza, a Cornaredo – per aprirsi a nuove idee, a nuove prospettive, a nuovi attori in grado di portare impulsi diversi. Ma bisogna volerlo per davvero. Altrimenti arriveranno un nuovo allenatore, un nuovo direttore sportivo e altri giocatori, ma la sostanza non cambierà. Fino al prossimo esonero, fino alla prossima conferenza stampa.
Amen
La responsabilità principale è allora di chi ha pensato bene di portare un cambio di mentalità rispetto al passato affidando le sorti di una delle società sportive più ingestibili della Svizzera a un ragazzo gettato dall’aereo bianconero senza paracadute. Fanno purtroppo a pugni con la realtà, i «ci dispiace molto» pronunciati oggi dai vertici bianconeri. Che per orgoglio personale non hanno voluto guardare in faccia la realtà e hanno così bruciato – sì, bruciato – la carriera di un tecnico promettente, cresciuto in casa, serio e pieno di buona volontà. Bisognava pensarci prima, quando tutti avevano già capito come sarebbe andata a finire. Un tecnico che oggi si ritrova senza lavoro, mentre chi da anni non riesce a dare un senso logico ad un progetto che di fatto non esiste, si trova ancora comodamente seduto nella stanza dei bottoni. Complimenti vivissimi. Un Gianinazzi, al contrario di ciò che asserisce la dirigenza, lasciato totalmente solo anche nei rapporti verso l’esterno: guarda caso, solo dopo il successo nell’ultimo derby i vertici del club si erano ripresentati davanti a telecamere e taccuini. Con un sorriso che nemmeno la vittoria contro l’Ambrì Piotta poteva minimamente giustificare. Domenichelli, dal canto suo, non vedeva l’ora di levare le tende. Sì, il Giana è davvero stato il suo ultimo allenatore e come il coach anche l’ormai ex direttore sportivo paga rapporti di forza (o di convenienza…) ai piani alti che vanno ben al di là dei tanti – troppi – acquisti totalmente sbagliati.
Quello del Lugano non è insomma un fallimento sportivo, legato a risultati non all’altezza del blasone e delle ambizioni del club. No, è un fallimento a livello di strategia, di politica, di visione e di comunicazione da parte della società. Ed è ben più grave. Anzi gravissimo. Alla Cornèr Arena passano gli allenatori, i direttori sportivi e i giocatori, ma i problemi rimangono gli stessi. Anzi, peggiorano, in quella che può essere considerata la stagione bianconera più disastrata dell’era playoff. Una ragione ci sarà pure, no? In questo senso anche nella conferenza stampa che ha ufficializzato le separazioni da Gianinazzi e Domenichelli, l’attuale dirigenza ha evidenziato un’inadeguatezza e una lontananza dalla realtà che non possono non preoccupare per le future sfide alle quali sarà confrontato il Lugano in un panorama hockeistico nazionale sempre più complesso.
L’autocritica, come sempre, è rimandata a fine stagione. Troppo facile e poco corretto nei confronti del popolo bianconero e degli sponsor. E l’unico mea culpa del CEO Marco Werder – «Abbiamo spinto i giocatori ad andare fin troppo d’accordo tra di loro» – fa decisamente sorridere. Alla Cornèr Arena per ora si difende ad oltranza la scelta Gianinazzi: si preferisce puntare il dito su una piazza troppo esigente, sui media, sugli infortuni, sul fatto che comunque il Lugano non faccia i playout dal lontano 2011. Una forma mentis che non porta da nessuna parte. E che apre un quesito fondamentale sulla gestione di un club che non riesce a liberarsi – o a staccarsi – da un tipo di organizzazione e di filosofia ormai anacronistiche. Servirebbe un cambio di mentalità – come si è fatto a poche centinaia di metri di distanza, a Cornaredo – per aprirsi a nuove idee, a nuove prospettive, a nuovi attori in grado di portare impulsi diversi. Ma bisogna volerlo per davvero. Altrimenti arriveranno un nuovo allenatore, un nuovo direttore sportivo e altri giocatori, ma la sostanza non cambierà. Fino al prossimo esonero, fino alla prossima conferenza stampa.
Amen
Re: Media: commenti e notizie
...chi l'ha scritto ?? Semplicemente perfetto !!

Re: Media: commenti e notizie
La perfezzione, chi lo ha scritto ? Sarebbe da l’ostare su tutti i social possibili immaginariJean Valjean ha scritto: 13 gen 2025, 19:45 L’ennesima rivoluzione bianconera è dunque servita. Exit Luca Gianinazzi ed i suoi assistenti, exit il direttore sportivo Hnat Domenichelli. Il Lugano, ancora una volta, riparte da zero. Senza peraltro ancora sapere – piccolo dettaglio – da chi intende ripartire. La decisione era ormai inevitabile, dopo quasi quattro mesi di un calvario senza fine. Anzi, è arrivata con colpevole ritardo. E a pagare il prezzo più alto di questi tentennamenti è proprio il Giana. Confrontato ad una situazione più grande di lui e gravemente penalizzato da una mancanza di esperienza a questi livelli, nel primo vero momento difficile della sua carriera il giovane tecnico ticinese è andato vieppiù in confusione. Anche lui ne ha insomma combinate di cotte e di crude, ma non si può scalare l’Everest senza aver prima domato vette più dolci.
La responsabilità principale è allora di chi ha pensato bene di portare un cambio di mentalità rispetto al passato affidando le sorti di una delle società sportive più ingestibili della Svizzera a un ragazzo gettato dall’aereo bianconero senza paracadute. Fanno purtroppo a pugni con la realtà, i «ci dispiace molto» pronunciati oggi dai vertici bianconeri. Che per orgoglio personale non hanno voluto guardare in faccia la realtà e hanno così bruciato – sì, bruciato – la carriera di un tecnico promettente, cresciuto in casa, serio e pieno di buona volontà. Bisognava pensarci prima, quando tutti avevano già capito come sarebbe andata a finire. Un tecnico che oggi si ritrova senza lavoro, mentre chi da anni non riesce a dare un senso logico ad un progetto che di fatto non esiste, si trova ancora comodamente seduto nella stanza dei bottoni. Complimenti vivissimi. Un Gianinazzi, al contrario di ciò che asserisce la dirigenza, lasciato totalmente solo anche nei rapporti verso l’esterno: guarda caso, solo dopo il successo nell’ultimo derby i vertici del club si erano ripresentati davanti a telecamere e taccuini. Con un sorriso che nemmeno la vittoria contro l’Ambrì Piotta poteva minimamente giustificare. Domenichelli, dal canto suo, non vedeva l’ora di levare le tende. Sì, il Giana è davvero stato il suo ultimo allenatore e come il coach anche l’ormai ex direttore sportivo paga rapporti di forza (o di convenienza…) ai piani alti che vanno ben al di là dei tanti – troppi – acquisti totalmente sbagliati.
Quello del Lugano non è insomma un fallimento sportivo, legato a risultati non all’altezza del blasone e delle ambizioni del club. No, è un fallimento a livello di strategia, di politica, di visione e di comunicazione da parte della società. Ed è ben più grave. Anzi gravissimo. Alla Cornèr Arena passano gli allenatori, i direttori sportivi e i giocatori, ma i problemi rimangono gli stessi. Anzi, peggiorano, in quella che può essere considerata la stagione bianconera più disastrata dell’era playoff. Una ragione ci sarà pure, no? In questo senso anche nella conferenza stampa che ha ufficializzato le separazioni da Gianinazzi e Domenichelli, l’attuale dirigenza ha evidenziato un’inadeguatezza e una lontananza dalla realtà che non possono non preoccupare per le future sfide alle quali sarà confrontato il Lugano in un panorama hockeistico nazionale sempre più complesso.
L’autocritica, come sempre, è rimandata a fine stagione. Troppo facile e poco corretto nei confronti del popolo bianconero e degli sponsor. E l’unico mea culpa del CEO Marco Werder – «Abbiamo spinto i giocatori ad andare fin troppo d’accordo tra di loro» – fa decisamente sorridere. Alla Cornèr Arena per ora si difende ad oltranza la scelta Gianinazzi: si preferisce puntare il dito su una piazza troppo esigente, sui media, sugli infortuni, sul fatto che comunque il Lugano non faccia i playout dal lontano 2011. Una forma mentis che non porta da nessuna parte. E che apre un quesito fondamentale sulla gestione di un club che non riesce a liberarsi – o a staccarsi – da un tipo di organizzazione e di filosofia ormai anacronistiche. Servirebbe un cambio di mentalità – come si è fatto a poche centinaia di metri di distanza, a Cornaredo – per aprirsi a nuove idee, a nuove prospettive, a nuovi attori in grado di portare impulsi diversi. Ma bisogna volerlo per davvero. Altrimenti arriveranno un nuovo allenatore, un nuovo direttore sportivo e altri giocatori, ma la sostanza non cambierà. Fino al prossimo esonero, fino alla prossima conferenza stampa.
Amen
Re: Media: commenti e notizie
Adelante Vigle!
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Re: Media: commenti e notizie
Scusate per la fretta non ho postato la fonte. Viglezio come detto da Thor. Articolo perfetto.