crosscheck ha scritto:Trovo strano che nessun giornalista abbia almeno messo in giro la notizia dell'incontro. Non trovate anomalo che qui sul forum se ne parli da ore e nessun giornalista sappia qualcosa ?
l'ho pensato pure io. credo che in questi casi ci sia una specie di tacito accordo, non diffondere nulla fino a quando non esce il comunicato ufficiale.
non posso credere che nessun giornalista sappia. se un paio di noi sanno (o credono di sapere ) è impossibile che nessun giornalista sappia, anche perché sicuramente qualcuno i forum ogni tanto li legge
crosscheck ha scritto:Trovo strano che nessun giornalista abbia almeno messo in giro la notizia dell'incontro. Non trovate anomalo che qui sul forum se ne parli da ore e nessun giornalista sappia qualcosa ?
l'ho pensato pure io. credo che in questi casi ci sia una specie di tacito accordo, non diffondere nulla fino a quando non esce il comunicato ufficiale.
non posso credere che nessun giornalista sappia. se un paio di noi sanno (o credono di sapere ) è impossibile che nessun giornalista sappia, anche perché sicuramente qualcuno i forum ogni tanto li legge
ma su altri forum non si dice nulla?
….ma di solito appena un giornalista sa qualcosa, emette un tweet o informa, anche in modo incompleto.
Mi aspetterei per esempio un tweet del genere: riunione tra i vertici del Lugano, Shedden sarà sostituito?
Insomma almeno qualcosa per rendere attenta la gente. Mi sembra strano che se i giornalisti sanno qualcosa non dicano assolutamente nulla. Anche se hanno un accordo, almeno informare del fatto che una riunione era in corso, l'avrebbero fatto sicuramente. Boh non so cosa pensare, mi sembra veramente strano che solo noi ne parliamo e nessun altro. Ripeto, non vorrei rimanerci male domani.
Jean Valjean ha scritto:vero. tweettano subito. ma in questi casi secondo me no. neanche prima del licenziamento di fischer, per es.
dai aspettiamo domani mattina per la
…ma nemmeno per dire che la dirigenza si è incontrata ? Boh sono sempre alla ricerca dello "scoop" mi sembra strano.
Trovo strano pure io che nessuno ha tweettato niente, aspettiamoci di tutto ma se la domenica sera si sono trovati per discutere qualcosa salterà fuori immagino.
Losanna, Langnau, Davos. No, non si tratta di un corso di geografia, ma delle tre sole partite in trasferta vinte dal Lugano in questa stagione. La regular season bianconera si sta trasformando in un incubo dai contorni sempre più definiti: Davos e Ginevra hanno messo la freccia e da sabato sera il Lugano occupa l’ottavo rango in classifica. L’ultimo a disposizione per un posto nei playoff. E fortuna vuole che – per ora – dietro il Kloten stia praticamente marciando sul posto. Ma, come ci ha confidato nelle catacombe della Bossard Arena un giocatore che ha cortesemente chiesto di rimanere anonimo per paura di incorrere in sanzioni interne, «stiamo andando dritti dritti a schiantarci contro un muro». A Zugo il Lugano ha offerto l’ennesima sconcertante prestazione lontano dalla Resega – non che la sera prima in casa con il Langnau si sia visto chissà quale spettacolo – e la netta sensazione è che qualcosa si sia definitivamente rotto. Questa squadra senza identità e oltre Gottardo anche senza cuore, sta toccando il fondo. È un vascello che fa acqua da tutte le parti, ma l’equipaggio – a partire dal comandante – sembra non rendersene conto. Un po’ come successe al Titanic, nessuno ha colpevolmente fin qui voluto credere – nonostante segnali più che lampanti – alla possibilità di inabbissarsi nei playout. A livello di immagine, di ripercussioni a livello finanziario e ovviamente sul piano prettamente sportivo, sarebbe una mezza catastrofe. Ma ora, a dieci giornate dal termine della stagione regolare, con una marea di sconfitte senza attenuanti sul groppone e con la peggior difesa del campionato, la lezione subita a Zugo pare essere stata quella di troppo. Il futuro di Doug Shedden e di Pat Curcio sulla panchina bianconera è appeso ad un filo sottilissimo. Anzi, già in mattinata potrebbe essere reso noto il nome del successore del tecnico canadese. Che potrebbe essere salvato solo dalla «vicinanza» con l’impegno di domani a Ginevra. Il Lugano partirà già oggi verso la Svizzera romanda: l’allenatore chiamato a succedere a Shedden è già stato scelto dal Consiglio di Amministrazione del club bianconero – sono aperte le scommesse... – che dovrà solo decidere (lo ha probabilmente già fatto) quando annunciarlo. Se la mossa servirà a qualcosa solo l’immediato futuro potrà dirlo, ma l’immobilismo della società – ricordiamo la fiducia a termine accordata a Shedden ad inizio dicembre – non può non far riflettere. Perché nulla è cambiato rispetto ad un mese e mezzo fa. E sarebbe grave se a salvare il coach sia stata la finale della Coppa Spengler. Una cosa è certa: il Lugano è attualmente una polveriera sul punto di esplodere. I desolanti risultati fin qui ottenuti stanno avvelenando l’ambiente nello spogliatoio e tanto l’attitudine quanto il coaching di Shedden rendono l’atmosfera ancora più pesante. Il tecnico che solo pochi mesi fa era riuscito a riportare il Lugano in finale dopo dieci lunghi anni ha incomprensibilmente perso la bussola. Ha utilizzato l’alibi degli infortuni, quello degli arbitri e ora – a corto di argomenti – si è apertamente scagliato contro i suoi giocatori, accusandoli di non lottare a sufficienza. Un bruttissimo segnale, questo. La sua passività in panchina – ad urlare come un ossesso per sessanta minuti ci pensa Pat Curcio – e la totale incapacità di invertire la tendenza lo condannano senza possibilità di appello. Ed allora, clamorose sorprese a parte, avanti un altro: il Lugano conoscerà presto il suo 14. tecnico dal 2006, anno dell’ultimo titolo nazionale. A pagare come sempre sarà il coach, che ci rifiutiamo però di considerare il principale – o perlomeno l’unico – responsabile di questa situazione. Dell’immobilismo e dei lunghi e pesanti silenzi del club – che ha visibilmente sottovalutato la situazione – è già stato detto. Non è inoltre stato Shedden a costruire una formazione con gli stranieri – Klasen escluso – forse più deboli di tutta la NLA. A partire da quel Sondell bocciato dopo solo quattro partite, passando da Patrik Zackrisson, Tony Martensson – il primo mai messo nelle condizioni di rendere, è vero, il secondo ormai «bollito» – e Ryan Wilson (difensore con enormi limiti tecnico-tattici), arrivando fino al ritorno in pompa magna di Maxim Lapierre, sbolognato senza tanti complimenti al termine dei passati playoff e richiamato in fretta e furia come una sorta di salvatore della patria. Un giocatore, il canadese, totalmente inutile alla causa nella regular season e ormai diventato – con il suo atteggiamento – una sorta di caricatura di se stesso. E non è stato Shedden a lasciare Elvis Merzlikins senza un allenatore dei portieri a tempo pieno dopo la partenza di Leo Luongo verso il Nordamerica. Chissà, il Berna dello scorso anno insegna che nei playoff tutto è possibile: a patto, ovviamente, di qualificarsi. Per adesso c’è solo tanto amaro in bocca e l’entusiasmo rinato alla Resega solo qualche mese fa se n’è già volato via.
Il licenziamento DEVE arrivare questa mattina.
Ci mancherebbe solo che questo staff imbarazzante diriga ancora l'allenamento di questa mattina, figuriamoci la partita di domani.
Hanno avuto fin troppo tempo (circa 2 mesi e mezzo in più del dovuto) per fare danni.