Lugano «È l’hockey che fa per me»
Lo scandinavo Tony Martensson ha tratto beneficio dall’arrivo di Doug Shedden «Il suo è un sistema più strutturato e diretto, simile a quello che praticavo in Russia»
L’hockey su ghiaccio e la pallavolo, due mondi lontani che si incontrano in un soleggiato giovedì mattina luganese. Con la Resega occupata dai Dragons, ieri impegnati in Champions League, i bianconeri di Doug Shedden si sono dovuti allenare nell’adiacente Reseghina. Al di là dei piccoli problemi logistici, il reciproco rispetto è stato sancito dal saluto in finlandese stretto tra Ilari Filppula e lo schiacciatore Matti Hietanen.
Poco distante, Tony Martensson osserva incuriosito gli altissimi campioni del volley. Poi, sorridente, affronta i giornalisti con la faccia di chi ha già capito la prima domanda. «Volete sapere se quella di martedì sera è stata la mia miglior prestazione da quando sono qui? Non saprei. Il fatto che io abbia totalizzato tre punti non significa che ho giocato bene. Sono contento, ma recentemente ho disputato altre belle partite nelle quali ho cercato di lavorare duramente, creando diverse occasioni e dando il mio contributo in fase difensiva. Martedì abbiamo vinto, questa è la cosa più importante».
L’impressione è che il centro scandinavo, dopo un periodo di adattamento a dir poco complesso, abbia tratto giovamento dall’hockey nordamericano di Shedden, più strutturato rispetto a quello predicato da Patrick Fischer: «Questo sistema è effettivamente più congeniale alle mie caratteristiche, ora proponiamo un gioco più diretto sull’asse nord-sud e in ogni situazione sappiamo cosa fare. È così che ero abituato a giocare in passato, anche in Russia. Niente contro Fischer: è un bravissimo ragazzo al quale auguro il meglio con la Svizzera».
Venerdì scorso, contro lo Zugo, la riunificazione delle tre corone svedesi non aveva dato buoni frutti. Martedì contro il Kloten, invece, si è vista una bella intesa: «È andata bene, inoltre Pettersson ha segnato due gol che gli daranno fiducia. Ora si tratta di proseguire su questa strada, non possiamo mai essere troppo soddisfatti». Delizioso l’assist di Martensson in occasione del primo gol di Fredrik: «Mi è venuto d’istinto, ma è nato dai buoni movimenti di entrambi e dalla nostra volontà di andare dritti verso la porta. Freddie era proprio lì dove era previsto che fosse ed è stato bravissimo a segnare. Se lavori bene, le cose belle arrivano da sole».
Klasen e Pettersson sono amici di lunga data. Come si è inserito Tony in questo rapporto? «Perfettamente. Sono due ragazzi fantastici, si conoscono da anni, ma io, mia moglie e la nostra bimba siamo stati accolti a meraviglia. Come sapete, sono padre da poco, dunque ho chiesto un sacco di consigli a Linus, che di figli ne ha già tre. Ora che le cose vanno meglio anche sul ghiaccio, tutto è diventato più facile. L’inizio è stato complicato, ma ho sempre creduto nelle qualità della squadra».
Nella sfida contro il Kloten, il Lugano ci ha messo il fisico, pagando gli eccessi con le sospensioni di Hofmann e Hirschi. Oggi a Friburgo sarà fondamentale ritrovare maggiore disciplina, senza rinunciare alla battaglia: «La nostra intenzione non era ovviamente quella di far male agli avversari ed evidentemente dobbiamo stare più attenti. Volevamo dimostrare di saper giocare un match fisico, un aspetto molto importante sul lungo termine, in particolare nei playoff. Dovremo fare a meno di due giocatori squalificati, ma il nostro roster dispone di sufficienti alternative per andare a vincere questa trasferta. L’ultima volta che abbiamo reso visita ai burgundi abbiamo giocato piuttosto bene, ma siamo tornati a casa a mani vuote, incapaci di sfruttare le molte occasioni da rete create. La loro è una squadra molto talentuosa, specialmente la linea di Bykov».
Metà campionato è ormai alle spalle: quali avversarie hanno impressionato maggiormente Tony Martensson? «Probabilmente lo Zurigo, un avversario davvero tosto. Anche contro il Davos abbiamo avuto grossi problemi. Ci sono quattro o cinque formazioni davvero forti e noi vogliamo far parte di questo gruppetto. Vedo l’attitudine giusta per vivere una seconda parte di stagione positiva».
Tim Stapleton ha tolto a Tony Martensson il ruolo di «ultimo arrivato». Come si è inserito l’americano? «Alla grande, conosco bene il suo valore per averlo affrontato varie volte in KHL. Con uno straniero in più c’è maggior concorrenza per me, ma per la squadra è un bene».
CdT
Tony Martensson
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Re: Tony Martensson
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Re: Tony Martensson
Miglior straniero del campionato.
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Re: Tony Martensson
Stavolta non posso dire altro che un bel bravo, niente da dire, stasera uno dei migliori.

Re: Tony Martensson
contento per lui che sta giocando bene, non deve essere stato facile subire tutte quelle critiche, noi tifosi dobbiamo imparare ad avere piu pazienza, un giocatore con quel curriculum non puo essere scarso
Re: Tony Martensson
Io resto dell'idea che il secondo goal l'ha fatto lui con una bellissima deviazione.
Davos, 1. marzo 1986: c'ero anch'io!
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Re: Tony Martensson
La sua deviazione col bastone era abbastanza evidente.Kenta ha scritto:Io resto dell'idea che il secondo goal l'ha fatto lui con una bellissima deviazione.
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Re: Tony Martensson
Solo a noi, sembra!nylanderfan ha scritto:La sua deviazione col bastone era abbastanza evidente.Kenta ha scritto:Io resto dell'idea che il secondo goal l'ha fatto lui con una bellissima deviazione.
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Re: Tony Martensson
Ulmer lo ha visto. Mancava il Capitano, in questi casi è lui che dovrebbe andare dagli arbitri per far rettificare la rete.Kenta ha scritto:Solo a noi, sembra!nylanderfan ha scritto:La sua deviazione col bastone era abbastanza evidente.Kenta ha scritto:Io resto dell'idea che il secondo goal l'ha fatto lui con una bellissima deviazione.
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